sulla decisione

Posted in Reflections with tags on July 13, 2008 by lucapaci

Party tra l’una e le due. Magari qui uno straccio d’ispirazione.. L’autore accende una sigaretta. E’ entrato soltanto per la musica, e percepisce soltanto voci femminili. E’ confuso. I love this place. Potrebbe essere soltanto un’ipotesi o un tumore nella narrazione che si espande e poi implode. Coglie lo sguardo della bionda. La vita che conduce, le preferenze, i viaggi, le sue abitudini. Dovrebbe fermarla per corroborare le sue supposizioni. Sorride. Riceve un sorriso di sdegno di risposta. Dev’essere con qualcuno. Il bicchiere lo tiene composto, la parte superiore è pulita, niente rossetto. Prende in mano la penna. Vuole scrivere del contrasto di luci ed ombre soffuse a lume di candela, dell’atmosfera trasognata di questo gineceo, dell’odore d’alcol e fumo che si libra nell’aria. Ma desiste. La storia, questa storia è già stata raccontata. Un racconto interrotto dalla sua indolenza e mancanza di concentrazione. Accende un’altra sigaretta e guarda di sguincio il riflesso del suo viso ubriaco.

Posted in Poetry, Reflections on May 30, 2008 by lucapaci

Vorrei dirti poeta che hai il dovere di parlare

di quello che accade nel tuo paese senza

infilare la testa nella sabbia della tua clessidra

Vorrei dirti poeta che devi denuciare

soprusi e pervaricazioni e non

nasconderti dietro il dito della lirica

Vorrei dirti poeta che la poesia è nata

nel parlare e nel parlato ritorna e punge

come la coda dello scorpione

Vorrei dirti poeta ch’è finito il tempo

delle intenzioni e delle pose e che milioni

aspettano un segnale dalla tua lingua di spada

Posted in Poetry, Reflections on May 8, 2008 by lucapaci

 Migrano. Il tempo illude il nostro esistere. Persistono la pietra, la plastica, l’acqua.  Tremano le vle dell’imprevedibile. Aria, piena, aria calda del primo vere, spazzato via l’inferno dell’inverno, il concedere avaro del sole.  Eppure apresso il vento scoperto pettina gli alberi. Ha una penna in mano e scrive.  Nel paesaggio, nella retina, nella rifrazione diagonale della luce e dell’ombra. La voce si sperde appena pronunciata. Eco si nasconde tra le gole scoscese. Come la vita sfugge appena sgusciata. Si cancellano le parole nello spazio bianco del silenzio.  Pensieri scoscesi al bordo, sulla traccia del confine di tufo. Poroso e’ il confine ed il muro della ragione un flusso d’acqua.

Sonetto per Glasgow. Edwin Morgan

Posted in Poetry, Translations on May 6, 2008 by lucapaci

Un vento meschino vaga attraverso il pattume del retrocortile.

 Il pelo di una pozzanghera si rizza, vecchi materassi
ansimano per poco e poi desistono. La fortezza-gioco di mattoni
e carabattole tracima della cenere.
 Quattro  piani non hanno  piu’ finestre da  infrangere
ma il quinto un davanzale smussato sostiene
madre e figlia le ultime amanti di quel blocco nero
condannato a stare in piedi non a crollare
Intorno a loro le crepe accrescono, i ratti strisciano.
Il bollitore singhiozza su un fornello dissennato.
 Rose di muffa crescono da soffitti a pareti.
l’uomo e’ steso fino a tardi perche’ ha perso il suo lavoro,
fuma s’un gomito mentre lascia la sua tosse cadere
sottilmente in un’aria troppo pura da rubare.
 

Posted in Poetry with tags on April 11, 2008 by lucapaci

Ottimizzazione del tempo a disposizione,

ricordarsi di respirare, cartelli croci & ferite

molteplici significati.

Pagare bollette luce acqua gas

portare la spazzatura fuori

radiografare il cuore/amore/ dolore

e tutte le trite rime di Sanremo.

Nei momenti necessari ci s’aggrappa ai luoghi

a noi comuni del Piave, del Carso,

come cavare sangue alle rape.

Byres Road

Posted in Poetry on January 28, 2008 by lucapaci

Le donne soffiano come frasche sul viale principale

Eteree od ipotetiche condizioni d’umano

Vorrebbe essere quelle cosce quel seno

Trasumanare per partorire l’uomo nuovo

Ma guarda Glasgow cogli occhi di bambino

Senza il pudore d’aver pensato ciò

che già altri hanno pensato

Timoroso perfino di mendicare il giorno

Quel prossimo giorno verrà

sarà in tutto simile all’altro:

Oppure un clinamen

Un disguido un incidente stradale

Porterà luce d’odio o d’amore non sa

( il fatto  è  che esistono molti invisibili

cangianti comunicanti)

dies

Posted in Philosophy, Reflections on January 12, 2008 by lucapaci

capanno-neve-castelnuovo-08-low.jpg

Scorrono parole, fiumi di sabbia sottile, ma non rimane nemmeno l’eco o la traccia di esse. Decidere è recidere- posizione inevitabile anche per l’anacoreta. Ogni scelta presuppone un’esclusione di possibilità.  La pazzia forse potrebbe sollevarci dalla responsabilità della recisione e la morte.. ma qui si vive sani e ci dicono che la morte non ci riguarda ancora. O  è forse la presenza della morte  concepita come negatrice della vita che ammorba l’esistere. Un unico movimento, ci insegnano i mistici, due facce della stessa medaglia. E questo continuo giudicare, questa distorta nozione secondo cui il pensiero critica prima di accogliere non aiuta alla fine.

Posted in Poetry on November 17, 2007 by lucapaci

 

E si profilerà la vita commossa di rotaie e treni per ognidove

 

le piogge andate laveranno sozzure future

 

chè la storia serve e non serve come un buon vestito

 

Mistiche donne dalla forma di viola

laveranno le ferite dei soldati \

controluce

un vecchio si beve la scena:

Ancora distese

Posted in Poetry on October 27, 2007 by lucapaci

le braccia sul corpo

 

un filo

 

di voce di senso di porto

 

di mare di acque di picchi

 

di sbocchi di

 

cose perdute lontane

 

distese

 

le cosce innevate di neve

 

assetate & assiepate

 

crediamo compiute ma

 

pingue il tempo s’espande

 

e frange l’ onde di spuma di corpo di neve

 

distese il suo peso nel solco

 

e dentrodistese annevate incompiute assetate

 

di volti di braccia lasciate

cadere sul corpo>>

(r)esistenza

Posted in Reflections on October 9, 2007 by lucapaci

ferri, olengo 2007 low 

Scrivere e’ (r)esistere. Al tempo zampa di leone, alla depressione caspica, all’indifferenza cinico- civica. Esercizio (in)utile come tutte le attività
umane alla fine. Anche la politica, anche la chirurgia cardiovascolare. Alla fine si muore, questo è sicuro. Ma forse questo è il bello dell’esistenza che
non desiste, riconoscere il limite e farlo proprio e rispettarlo.