
dove sguardo e paesaggio sono uno
il verde non teme
d’essere cangiante

dove sguardo e paesaggio sono uno
il verde non teme
d’essere cangiante
Poi venne la Roja.
Seno sodo e culo immenso la Roja.
‘Voi italiani, tutti uguali, pensate solo al sesso.’
Una giornata di primavera, il sole a picco in Galles.
E’ bello il Galles. Si fumava e parlava della partita
mondiale da giocare il giorno dopo. Italia - Spagna.
Lui guardava il mondo come un giorno di congedo,
lei con la disperazione ferma di un’emigrante in cerca di lavoro.
Fini’ a letto, il vestito indiano di lei faceva da controcanto
ed un vento rovente trafiggeva la fugace stoffa di cui e’ composto
il mondo.
Il cane guaiva ed il padre
lo scalciava e prendeva
a parlare del tempo
e delle gomme dell’auto
che erano ancora buone,
buone che si potevano salvare.
Giovanni. Giovanni. Giovanni,
cantava il padre. Il tuo amico
conserva ancora la foto:
tu fumi una canna sullo
sfondo color rubino.
Giovanni gridava il padre.
E’ tornato a Ragusa pazzo
di dolore.
Fuori la vampa della neve
Dentro il greve
Passo del cuore
Che vuole
Nonostante il grido
Della notte
Ancora

Ecco i fiori finalmente ed una strada bianca
Ed un pasto a dieci portate e sigarette tante
Da poterle offrire a tutti quelli che mi conoscono
Ed un po’ di soldi in tasca ed un po’ di soldi in banca
Per aggiustare i denti guasti e riprendere a ridere
Senza doversi mettere le mani in bocca.
La strada mi chiama da una panchina
Verniciata di fresco, verde assordante
Come le prime foglie di questa primavera
Sotto l’ippocastano che fa castagne che non
si possono mangiare che le usiamo per
scherzare vicino al sentiero di ghiaia che porta
al parco dei bambini.
La strada mi chiama a calci e pugni sulla mia verde
Panchina color virgulto. Ho in tasca il sorriso del prete
che mi ha sorriso ed il piatto di minestra e pane
Consumato la sera prima. Non ho voglia di morire in
Questo tiepido clima.
In principio era Grido
Che generò Sangue
Che generò Occhio
Che generò Paura
Che generò Ala
Che generò Osso
Che generò Granito
Che generò Viola
Che generò Chitarra
Che generò Sudore
Che generò Adamo
Che generò Dio
Che generò Niente
Che generò Mai
Mai Mai Mai

Il foglio ospita come una radura il cerchio magico della scrittura, sempre uguale, sempre distinta. L’ombra di Qoelet, assopito sotto una quercia vigorosa, sembra spiare da lontano. Ed assopito nel volto un ghigno.
Senso e nonsenso s’intrecciano come elementi chimici d’un’emulsione. Il grezzo materialismo testimone della più alta spiritualità, la tradizione fuoco di paglia, l’innovazione fermento. Si guarda dalle feritoie degli occhi il creato che si crede una glossa dei nostri pensieri.
Relitti fluttuano nel mare della tradizione e il fiume scorre con la costanza del divenire. La terra resta e l’uomo dice ‘ sono e divengo.’
Listen!
The land was shrinking
And the sky was dry
The great dwarf-king
Was passing by
Listen!
There was a man in my country who owned everything
And everything he had was stolen from the people Read the rest of this entry »

Tutto il giorno ci penso e la notte lo dico.
Da dove sono venuto, e cosa dovrei fare?
Non ne ho idea.
La mia anima viene d’altrove, di questo sono sicuro
ed intendo finire là.
Quest’ubriacatura è cominciata in qualche altra osteria
quando ritornerò ancora laggiù
saro’ completamente sobrio. Nel frattempo
sono come un uccello di un altro continente che siede su questa voliera. Read the rest of this entry »

Il vento s’afferra cogli occhi
e le galline d’acqua s’indignano sul bordo
com’e’ com’era il giallo
come danze d’un querceto
sillaba strappata al greto
dei rivoli malevoli
dell’ombra oltreconfine
di la’ c’e’ la selva di qua l’urbe.
occhi di mescalina
mescolata al grano
di lontano l’intervallo la schiuma
Dove vai?
Sente il rumore delle palpebre
cantare.