lucapaci

Archive for November 2006

La risacca

In Poetry on November 22, 2006 at 2:12 pm

Mattino inclinato sentiero in salita

nel tentacolo del cuscino in piena

magrezza della sua mano un albero avvizzito

grezza luce infligge spade di consapevolezza

pasto consumato il giorno prima in triste m’atmosferico

ristorantino con tende in acrilico dove mestizia del sole

lasciava poche chiazze chiare. la svelta cameriera

ha nominato il mare.

Che si abbia pazzia apertamente. Kenneth Patchen

In Poetry, Translations on November 10, 2006 at 12:16 pm

beaicecream1        

O uomini Della mia generazione.
Seguiamo
Le orme  di quest’ età da massacro:
Guardarla trascinare attraverso Il Tempo dalla fioca terra
Nella chiusa casa dell’eternità
Col rumore che ha il morire,
Con la faccia che le cose morte indossano–
non dire mai
Volevamo di più; cercavamo di trovare
Una porta aperta, un’intera impresa d’amore,
Trasformando il buio della malìa del giorno;
ma Trovammo inferno e nebbia Sulla terra,
e all”interno della testa
Una marcia palude di  magre lapidi.

psicolondra -frammenti

In Poetry, Reflections on November 4, 2006 at 6:58 pm

london’s glass1

Il mondo  è qui queste strade brulicano di mezzi e facce e razze e culture, qui l’eterno flusso del commercio di corpi e mezzi si trascina costante verso un punto che non si conosce e non si può conoscere. Londra Mater Polis, Omphalos, porta del cosmo . Guarda l’impressionante varietà di forme animate ed inanimate cerca di classificare, categorizzare in qualche modo l’enorme quantità d’informazioni. Uscirà di nuovo domani, domani lo stesso bagno di folla di non-vivi: al vortice della metropolitana bocca d’Averno nella quale milioni d’anime si perdono quotidianamente. Ha ritirato il giornale gratuito distribuito all’angolo della stazione, ha ripreso a camminare a raso del cantiere coperto da pesanti pareti di legno  color verde virgulto, ha seguito con la coda dell’occhio  i pinnacoli neogotici di St. Pancras – catacombe e cripte, strati psicostorici- ha aspettato con diligenza lo scatto del semaforo prima di perdersi nella perfezione dei glutei della ragazza orientale, ha percepito palpabile e certa la sua assoluta insignificanza nell’occhio del ciclone proprio prima di fiancheggiare il venditore ambulante di quotidiani. Perdersi per non più ritrovarsi, sfuggire a se stesso ed al pensiero di se stesso irretito dal gorgo artificiale in uno spazio-tempo di cui il senso non si conosce.

Ora sta fluttuando sui corpi e le merci, li guarda dall’obiettivo d’una cinepresa con una carrellata all’indietro e poi su dall’alto per aver una visione epica e grottesca insieme di questa commozione- termitaio. Almeno gli insetti agiscono d’istinto, noi scegliamo deliberatamente di sottoporci a questa ordalìa. Anche qui vige la legge del più  forte, dell’ordine, dell’efficienza. Gli storpi sono accantonati agli angoli delle strade e gli anziani sono ombre  trasparenti che scivolano in un fondale dello stesso colore, si corre ci si affretta verso la morte dell’abitudine senza porre più in questione né il percorso né la meta finale. Un bambino interrompe un paio di secondi la fila di pensieri ma d’improvviso la provvidenziale mano della madre frema la sua corsa ribelle e lui si trova a sorridere con indulgenza ebete come fanno spesso gli adulti con le  giovani madri e prende a guardarsi il viso riflesso sulla plastica verde…