Migrano. Il tempo illude il nostro esistere. Persistono la pietra, la plastica, l’acqua. Tremano le vle dell’imprevedibile. Aria, piena, aria calda del primo vere, spazzato via l’inferno dell’inverno, il concedere avaro del sole. Eppure apresso il vento scoperto pettina gli alberi. Ha una penna in mano e scrive. Nel paesaggio, nella retina, nella rifrazione diagonale della luce e dell’ombra. La voce si sperde appena pronunciata. Eco si nasconde tra le gole scoscese. Come la vita sfugge appena sgusciata. Si cancellano le parole nello spazio bianco del silenzio. Pensieri scoscesi al bordo, sulla traccia del confine di tufo. Poroso e’ il confine ed il muro della ragione un flusso d’acqua.

GRAZIE PER LA BELLA FOTO MARIO
Ho seguito un corso di storia della fotografia all’Università Popolare di Vercelli, a fine corso forse facciamo una piccola esposizione tra noi allievi.
Il maestro dice che ho un gusto per lo squallido, vorrei esporre questa foto, che ne dici?
Ps :mi consigliano di leggere Sontag (sulla fotografia), R. Barthes (la camera chiara), J. Berger (questione di sguardi) approvi?