La vampa assoluta del sole contro il fragore del riso a manciate. Mazzi di soia, scampoli di zolla arata, crepata, mista a cielo sgombro. Picco sulla linea dell’orizzonte furtiva ed effimera. Casolari sfigurati dalle zampate degli anni che sgranano per tornare uguali e costanti sulla recessione delle tempie e l’imbiancamento coi secondi, i secoli e gli strati geofisici. Paesaggio d’un tempo, di rottami e gole e risacche e tempeste, grandine a chicchi, spiovere su tegole di terracotta, muggito di marmitte sfiatate. Dietro la collina una bicicletta sostiene il muro da sempre, come l’edicola sempre della Madonna Vuota.
Archive for the ‘Poetry’ Category
In Poetry, Reflections on May 30, 2008 at 7:41 pm
Vorrei dirti poeta che hai il dovere di parlare
di quello che accade nel tuo paese senza
infilare la testa nella sabbia della tua clessidra
Vorrei dirti poeta che devi denuciare
soprusi e pervaricazioni e non
nasconderti dietro il dito della lirica
Vorrei dirti poeta che la poesia è nata
nel parlare e nel parlato ritorna e punge
come la coda dello scorpione
Vorrei dirti poeta ch’è finito il tempo
delle intenzioni e delle pose e che milioni
aspettano un segnale dalla tua lingua di spada
In Poetry, Reflections on May 8, 2008 at 1:06 pm
Migrano. Il tempo illude il nostro esistere. Persistono la pietra, la plastica, l’acqua. Tremano le vle dell’imprevedibile. Aria, piena, aria calda del primo vere, spazzato via l’inferno dell’inverno, il concedere avaro del sole. Eppure apresso il vento scoperto pettina gli alberi. Ha una penna in mano e scrive. Nel paesaggio, nella retina, nella rifrazione diagonale della luce e dell’ombra. La voce si sperde appena pronunciata. Eco si nasconde tra le gole scoscese. Come la vita sfugge appena sgusciata. Si cancellano le parole nello spazio bianco del silenzio. Pensieri scoscesi al bordo, sulla traccia del confine di tufo. Poroso e’ il confine ed il muro della ragione un flusso d’acqua.
Sonetto per Glasgow. Edwin Morgan
In Poetry, Translations on May 6, 2008 at 1:45 pmUn vento meschino vaga attraverso il pattume del retrocortile.
ansimano per poco e poi desistono. La fortezza-gioco di mattoni
e carabattole tracima della cenere.
Quattro piani non hanno piu’ finestre da infrangere
ma il quinto un davanzale smussato sostiene
madre e figlia le ultime amanti di quel blocco nero
condannato a stare in piedi non a crollare
Intorno a loro le crepe accrescono, i ratti strisciano.
Il bollitore singhiozza su un fornello dissennato.
Rose di muffa crescono da soffitti a pareti.
l’uomo e’ steso fino a tardi perche’ ha perso il suo lavoro,
In Poetry on April 11, 2008 at 9:57 am
Ottimizzazione del tempo a disposizione,
ricordarsi di respirare, cartelli croci & ferite
molteplici significati.
Pagare bollette luce acqua gas
portare la spazzatura fuori
radiografare il cuore/amore/ dolore
e tutte le trite rime di Sanremo.
Nei momenti necessari ci s’aggrappa ai luoghi
a noi comuni del Piave, del Carso,
come cavare sangue alle rape.
Byres Road
In Poetry on January 28, 2008 at 10:30 pmLe donne soffiano come frasche sul viale principale
Eteree od ipotetiche condizioni d’umano
Vorrebbe essere quelle cosce quel seno
Trasumanare per partorire l’uomo nuovo
Ma guarda Glasgow cogli occhi di bambino
Senza il pudore d’aver pensato ciò
che già altri hanno pensato
Timoroso perfino di mendicare il giorno
Quel prossimo giorno verrà
sarà in tutto simile all’altro:
Oppure un clinamen
Un disguido un incidente stradale
Porterà luce d’odio o d’amore non sa
( il fatto è che esistono molti invisibili
cangianti comunicanti)
In Poetry on November 17, 2007 at 10:39 pm
E si profilerà la vita commossa di rotaie e treni per ognidove
le piogge andate laveranno sozzure future
chè la storia serve e non serve come un buon vestito
Mistiche donne dalla forma di viola
laveranno le ferite dei soldati \
controluce
un vecchio si beve la scena:
Ancora distese
In Poetry on October 27, 2007 at 12:26 pmle braccia sul corpo
un filo
di voce di senso di porto
di mare di acque di picchi
di sbocchi di
cose perdute lontane
distese
le cosce innevate di neve
assetate & assiepate
crediamo compiute ma
pingue il tempo s’espande
e frange l’ onde di spuma di corpo di neve
distese il suo peso nel solco
e dentrodistese annevate incompiute assetate
di volti di braccia lasciate
cadere sul corpo>>
In Poetry on September 23, 2007 at 11:04 am
Via del catai sotto cieli di caucciù
il core sgomenta e svapora l’istante
trecento schiavi Tamerlano e Gengiscano
hanno gli occhi di vetro
Vago svago e svapora l’istante
trecento schiavi sotto cieli di caucciù

