lucapaci

Archive for the ‘Translations’ Category

Sonetto per Glasgow. Edwin Morgan

In Poetry, Translations on May 6, 2008 at 1:45 pm

Un vento meschino vaga attraverso il pattume del retrocortile.

 Il pelo di una pozzanghera si rizza, vecchi materassi
ansimano per poco e poi desistono. La fortezza-gioco di mattoni
e carabattole tracima della cenere.
 Quattro  piani non hanno  piu’ finestre da  infrangere
ma il quinto un davanzale smussato sostiene
madre e figlia le ultime amanti di quel blocco nero
condannato a stare in piedi non a crollare
Intorno a loro le crepe accrescono, i ratti strisciano.
Il bollitore singhiozza su un fornello dissennato.
 Rose di muffa crescono da soffitti a pareti.
l’uomo e’ steso fino a tardi perche’ ha perso il suo lavoro,
fuma s’un gomito mentre lascia la sua tosse cadere
sottilmente in un’aria troppo pura da rubare.
 

Che si abbia pazzia apertamente. Kenneth Patchen

In Poetry, Translations on November 10, 2006 at 12:16 pm

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O uomini Della mia generazione.
Seguiamo
Le orme  di quest’ età da massacro:
Guardarla trascinare attraverso Il Tempo dalla fioca terra
Nella chiusa casa dell’eternità
Col rumore che ha il morire,
Con la faccia che le cose morte indossano–
non dire mai
Volevamo di più; cercavamo di trovare
Una porta aperta, un’intera impresa d’amore,
Trasformando il buio della malìa del giorno;
ma Trovammo inferno e nebbia Sulla terra,
e all”interno della testa
Una marcia palude di  magre lapidi.

Questioni di viaggio. Elisabeth Bishop

In Poetry, Translations on August 5, 2006 at 10:29 am

Ci sono troppe cascate qui; gli affollati ruscelli
s’affrettano troppo rapidamente al mare,
e la pressione di così tante nubi sulle cime
le fa straripare sui lati in un lieve rallenty,
mutandole in cascate proprio sotto gli occhi.
–Poiché se quelle strie, lucide chiazze di lacrime lunghe un miglio,
non sono ancora cascate,
in un tempo più o meno rapido, per come i tempi vanno qui,
probabilmente lo saranno.
Ma se i ruscelli e le nubi continuano a viaggiare e viaggiare
le montagne appaiono come gli scafi di navi rovesciate
melmose ed arroccate. Read the rest of this entry »

LIGNAGGIO. Ted Hughes

In Translations on July 19, 2006 at 11:47 am

In principio era Grido
Che generò Sangue
Che generò Occhio
Che generò Paura
Che generò Ala
Che generò Osso
Che generò Granito
Che generò Viola
Che generò Chitarra
Che generò Sudore
Che generò Adamo
Che generò Dio
Che generò Niente
Che generò Mai
Mai Mai Mai

CHI DICE PAROLE CON LA MIA BOCCA? Rumi

In Poetry, Translations on July 16, 2006 at 7:28 am

Tutto il giorno ci penso e la notte lo dico.
Da dove sono venuto, e cosa dovrei fare?
Non ne ho idea.
La mia anima viene d’altrove, di questo sono sicuro
ed intendo finire là.

Quest’ubriacatura è cominciata in qualche altra osteria
quando ritornerò ancora laggiù
saro’ completamente sobrio. Nel frattempo
sono come un uccello di un altro continente che siede su questa voliera. Read the rest of this entry »

SCAVANDO Seamus Heaney

In Translations on July 14, 2006 at 10:30 am

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Tra il mio pollice e l’ indice
la penna, salda come una pistola riposa.
Sotto la mia finestra, un suono chiaro e raspante
quando la vanga affonda il terreno di ghiaia:
mio padre scava. Guardo in basso

finché la sua groppa piegata tra le aiuole
non si china e vien sù vent’anni passati
scendendo ritmicamente tra i solchi di patate
dove veniva scavando.

Il rozzo stivale riposava sulla leva, il manico
contro l’interno del ginocchio era sollevato con vigore.
Sradicava alte cime, seppelliva la lama 
luccicante a fondo
per spargere le patate novelle che noi raccoglievamo
fra le mani amandone la fresca durezza. Read the rest of this entry »

UN’ UCCISIONE. Ted Hughes

In Translations on July 12, 2006 at 9:57 am

Flagellato zoppo alle gambe
Crivellato da cervelli di palline
Reso cieco agli occhi da uno sparo
Crocifisso dalle sue stesse costole
Strangolato giusto appena prima l’ultimo boccheggio
Dalla sua trachea
Bastonato a sangue dal suo stesso cuore
Mentre guarda la vita accoltellarlo, un guizzo di sogno
Mentre annegava nel suo stesso sangue
Trascinato il peso delle sue viscere
Mormorando il grido che svuota le budella che erano le sue radici che si strappavano
Nel basamento dell’atomo
Squarciando la gola e lasciando il grido strappare attraverso lui come una distanza
E frantumato nella spazzatura del suolo
Riusci’ a sentire fioco e lontano: ‘ E’ un bambino!’
Poi ogni cosa divenne nera.